Uscire dal buio

L’ultima raccolta di poesie edite di Vittorio Campanella è Uscire dal Buio, 2001;  questa è stata estrapolata dalle migliaia di poesie inedite.uscire dal buio

La scelta è stata fatta in modo da segnare una strada che intende riassumere il percorso umano di Vittorio e la sua concezione di poesia. Dalla FUGA CIECA da una realtà che si considera alienante, verso una ricerca di rigenerazione per restituire all’uomo un senso originario del suo essere. È la natura rivissuta nella sua primeva incontaminata freschezza (DOVE SEI PRIMOGENITO PURO?, IL CIELO DI MARZO, L’INTATTO MATTINO DELL’ANIMA). Questa fuga verso la rinascita non rappresenta un distacco dalla realtà ma un forte anelito a spezzare le catene. I miti dell’età ellenica indicano la riconquista dell’integrità (L’AURIGA DI DELFI) che ci può dare la forza di arrivare ad una liberazione planetaria. (INCANTESIMO PASSO)

La prefazione di Rodolfo Funari descrive in modo mirabile il significato del libro.

Poesia Oggi

Nel 1989 Vittorio aveva scritto un saggio critico, inedito, intitolato Poesia Oggi che ripercorre la poesia e l’arte del XX secolo. 

Punto di partenza sono due NO: il NO di Montale che ci ha accompagnato dal periodo fascista ad oggi, non facilmente comprensibile nel dopo guerra, controcorrente; il NO di Elsa Morante in Aracoeli degli anni ’80,  un no incompreso più radicale, non solo al sistema politico sociale ed esistenziale ma che toccava anche tratti più intimi fino alla negazione della storia.

Il testo di Vittorio si svolge attraverso continue domande, a cui le risposte sono sempre aperte; attraverso questo dialogo si evidenziano certe caratteristiche peculiari del nostro tempo:

  • il MERCATO in generale, che diventa sempre di più mercato dell’arte, della poesia e degli esseri umani. “il mercato come ideologia, come filosofia, come scienza”; “il mercato è il referente esclusivo di tutto, il termine valutativo e conoscitivo di ogni proposta pragmatica e progettuale di opere, di fondazioni, di istituzioni e di programmi”; “la sua legge è assoluto”.
  • l’INVOLUZIONE, “soprattutto oggi esorbitando dal cerchio dl falso benessere e delle tragiche antinomie sociali, di natura economica, politica e culturale”.

Altre domande riguardano l’arte, la poesia in questo contesto: Che funzione può avere la poesia? Che possa rompere questa macchina opprimente che invade tutto? Come recuperare il messaggio? Messaggio che consiste nel colloquio tra l’autore e “il fruitore” che porta qualcosa di nuovo?

Il messaggio deve far scaturire una risposta rivoluzionaria, perché nuova, altrimenti non è arrivato.

 Da qui l’importanza per l’uomo di uscire “all’aperto, sulle piazze e sulle vie del suo dramma quotidiano”. 

Le avanguardie se non attingono al dramma quotidiano sono solo sperimentazioni sterili, sosteneva Vittorio. Ora si rischia in tutto il mondo, dove pur ci sono state poesie di strada, l’appiattimento completo e agnostico.

Oggi bisogna capire che il NO di Montale e il NO di Aracoeli che non hanno risposta, sono un grido di battaglia per fare della poesia una cosa viva.

Anche il concetto di FRUIZIONE rimanda al Mercato, al nostro rapporto mercificato con tutto quello che riguarda il quotidiano. “Vivere una vita autentica vuol dire fare un lavoro non mercificato”.

E in questo Vittorio non smise mai di essere rivoluzionario. Naturalmente il saggio dice molto di più ma ci contentiamo di questa piccola escursione. 

Poesia aperta

Vittorio lungo il percorso della sua scrittura ha sempre tenuto presente il discorso sulla funzione della poesia, trattato in diversi saggi inediti. Al tempo del realismo socialista sosteneva che la letteratura, sia nelle forme della narrazione che in quella poetica, non può mai essere realistica nel senso fotografico della realtà: già la parola “vaso” suggerisce idee diverse ad ognuno di noi a secondo delle esperienze personali, sociali, storiche e geografiche. Il realismo al tempo era un concetto imposto dall’alto, una visione convenzionale della realtà che molti critici e autori rifiutavano. 

Negli anni ’60 anche in reazione al contenutismo della critica letteraria emerse il gruppo dei Poeti del ’63 con una pubblicazione di Einaudi, “I Novissimi “. Questo gruppo irrompeva provocatoriamente nel panorama letterario italiano rivendicando la specificità della parola poetica e la sua indipendenza dall’asservimento alle ragioni politico e sociali. È un’occasione per interrogare se stessi di fronte al proprio tempo. Vittorio non condivideva la teoria strutturalista perché tendeva, secondo lui, a rendere la poesia una cosa asettica che debba essere osservata nella sua struttura come una farfalla da collezione, che si neghi che abbia un messaggio da dare, che sia un ambito di nicchia per specialisti. Lui era per una poesia diretta, ingenua che abbia le radici nelle nostre più profonde esperienze e in quelle dell’umanità. Perché c’è una radice dell’oggi e tante radici perenni. Condivideva con il Fubini che la poesia debba essere intesa come aggettivo piuttosto che sostantivo ossia come una componente logico culturale e di una fase sociale di civiltà. Anche una teoria scientifica può essere poesia in questo senso. Funzione sociale dell’arte sarà allora non il ridurla a veicolo – strumento ma il dilatarla fino a che venga completamente riassorbita nella circolazione della vita. Non ci si può proporre una finalità estetica come forma pura perché l’artisticità è azione. Sono poesia i Beatles, i Cantautori perché recuperano la funzione antica della poesia come al tempo dei rapsodi, degli aedi, dei trovatori, degli improvvisatori poetici. In questo senso va anche la critica letteraria contemporanea che si deve cimentare oggi con gli ipertesti. Il messaggio della poesia si completa soltanto attraverso il lettore – fruitore. Per Vittorio non esisteva un territorio privilegiato o emarginato per la poesia perché l’arte è dentro tutto quello che ci impegna sostanzialmente: la guerra e la pace, la rivoluzione e la realtà economica; la poesia nello stesso tempo recupera il momento mitico dell’umanità.

Per Vittorio la sua autorità di scrittore, il suo diritto come tale, si riconosceva nel confronto con gli altri e avrebbe apprezzato oggi lo scardinamento del diritto d’autore in senso lato dato, dai mezzi tecnologici di oggi che permettono interazioni continue. Anche se in questo Mare Magnum si rischia di disperdere i messaggi importanti e di non renderli efficaci. 

 

Il mito di Alfeo

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Alfeo e Aretusa a Siracusa

Come tutte le opere poetiche anche L’attesa del raggio verde si può leggere a vari livelli: storico, sociologico, autobiografico ma anche mitologico e antropologico. A cominciare dal nome del protagonista Alfeo. Alfeo: il fiume greco, in parte sotterraneo, innamorato della ninfa Aretusa, trasformata nella sorgente omonima, che continua a inseguirla per sempre immettendo le sue acque nel mare e mescolandole con la sorgente. È anche quella di Alfeo una ricerca innamorata, che non desiste di fronte all’ostilità dell’ambiente esterno e ai dubbi interiori e non finisce mai, come è incompiuto il racconto. Come in un percorso misterico le tappe del viaggio sono scandite da figure simboliche da messaggeri e da guide, verso un fine di liberazione che non è individuale, come nei misteri eleusini, ma deve avere uno sbocco collettivo, l’incontro con un nucleo di persone: i “suoi”, preludio di una società non più basata sulla prevaricazione e sul possesso ma sul riconoscimento dell’altro. Le figure che l’accompagnano sono figure mitiche: la Grande Madre Flora, l’organizzatrice del tempo e dello spazio, che scandisce con la festa, il teatro, la musica, la danza e si sovrappone a Letizia, la madre perduta; Giovanna, la Dea dell’Arte e dell’Amore e dell’Armonia e della Bellezza; i Ragazzi, figure di gioventù perenne che si prendono la rivincita verso una società che vuole sommergerli. E una moltitudine di Emarginati con il compito di Messaggeri del Male di Vivere in una società malata, ma anche portatore della speranza e della gioia. 

Il valore storico e antropologico della Parabola, come l’autore ha sottotitolato il racconto, è evidente nella distinzione tra “nomadi e stanziali” un passaggio fondamentale nella storia dell’Uomo, una rottura che deve essere superata. I nomadi sono rimasti sconfitti e proprio per questo hanno conservato tutte le forze ancestrali più positive, non dogmatiche, “vive”, di riconciliazione tra SACRO e PROFANO. E solo loro, forse il nostro futuro, possono accompagnare Alfeo nel BOSCO SACRO del Convento francescano dove il patto NATURA – UOMO – DIO può essere sancito.

Un viaggio iniziatico che compie il suo giro in vista della Madre Grecia da dove tutto è partito.  

Questa strofa della poesia Plenilunio a Corfù tratta dalla raccolta di poesie Uscire dal Buio, ci sembra che esprima questo senso di riconciliazione che suscita il mito nell’animo dell’autore.

… Il riflesso remoto

della favola egea

è davvero un respiro

un balsamico risorgere

della tua perduta serenità,

corfu
Corfù

che scioglie

nella mattina antelucana

il tuo viluppo

di stordimenti pazzi

senza colore

senza forma?

L’attesa del raggio verde

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Il romanzo di Vittorio L’attesa del raggio verde scritto fino all’ultimo giorno, non è un libro fatto per essere spiegato con un discorso breve. È un viaggio che evidentemente si svolge nel momento storico attuale, un momento in cui l’individuo perde i punti di riferimento consolidati e prova il “rischio della perdita” come dice De Martino ne “Il mondo Magico”. È la storia di Alfeo e del suo viaggio alla ricerca di quel raggio verde che rappresenta il momento culminante della scoperta di sè all’interno di un’umanità corale.

Alfeo è un giovane all’ingresso della maturità che ha perso la madre, la sua comunità adolescenziale e ha rinnegato il padre padrone, rappresentante di un mondo basato sul denaro e la violenza, il mondo del “TU DEVI” entro l’involucro sociale di chi conta e di chi con qualche ruolo “rappresenta il progresso”. Ha visto il disgregarsi di una struttura economica, politica e sociale fino al suo completo dissolvimento.

Per Alfeo inizia il cammino che non ha una direzione precisa, “un andare a caso non importa dove”, ma con l’obiettivo di cercare e ritrovare un mondo con l’armonia passata da compiere nel futuro.

Ma per questa rivelazione ci vuole l’incontro, la comunicazione, il ritrovarsi con i “Suoi” divenuto simbolo di una rinnovata comunità umana “credente ma capace ancora del dubbio”.

Tutto il cammino di Alfeo ha un andamento musicale, come nella musica la sua ricerca è un susseguirsi di fughe e ritorni, di crescendo e diminuendo, di apertura alla gioia e sprofondamento nella solitudine.

I vari temi ritornano continuamente variati d’intensità e ritmo.

Tutto questo intreccio a volte labile a volte intenso, è condotto con pacata ma sotterraneamente intensa passione. Ed è questa la cifra stilistica della scrittura del romanzo.

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Alla presentazione de L’attesa del raggio verde: Gabriella Macucci relatrice, Luca Biagini e Barbara Lo Gaglio lettori